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Da oggi parte una nuova rubrica, si chiamerà 'Alla riscoperta del Piemonte'. Ogni venerdì parleremo di uno dei tantissimi piccoli Comuni del Piemonte, raccontandone i segreti e soprattutto i motivi per cui varrebbe la pena visitarlo. Naturalmente aspettiamo da tutti vuoi un utile aiuto in questa piccola grande avventura alla riscoperta delle radici più profonde del nostro territorio.

 


Questa settimana sono andato alla riscoperta di un luogo che si trova in mezzo alle colline del Basso Monferrato: CASTELNUOVO DON BOSCO nell'astigiano.

Leggi tutto: Castelnuovo Don BoscoSi presume che Castelnuovo nacque intorno al 1160. Attualmente è abitato da circa 3200 persone ed è famoso per aver dato i natali a San Giovanni Bosco. Infatti nella borgata Becchi, in frazione Morialdo, il 16 agosto 1815 nacque da una famiglia di contadini Giovanni. A vent'anni, nel 1835, Giovanni Bosco prese una decisione molto importante ossia entrare in Seminario. Il 5 giugno 1841 viene consacrato dall'Arcivescovo di Torino don Giovanni Bosco.

La Basilica di Don Bosco fu costruita su un rilievo collinare del paese nel periodo tra il 1961 e il 1984 dove sorgeva la “cascina Biglione”, luogo in cui nacque Giovanni Bosco. La Basilica è composta di due chiese sovrapposte. La prima pietra è stata benedetta l’11 giugno 1961 e fu aperta al culto la sola chiesa inferiore nel 1965. Accanto alla casa natale di San Giovanni Bosco si trova il complesso dell'Istituto Salesiano, con la chiesetta di Santa Maria Ausiliatrice, il Santuario dedicato a Don Bosco, il Museo etnografico e delle Missioni salesiane nel mondo e il Museo della vita contadina dell'Ottocento.
All'ingresso della chiesa superiore vorrei segnalarvi un monumento formato da una statua bronzea di Don Bosco, a lui dedicata dal corpo insegnante italiano nel 1929.

Castelnuovo Don Bosco ha inoltre dato i natali al politico Giuseppe Rapelli ed al cardinale Giovanni Cagliero.

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SCHEDA:

  • COMUNE DI CASTELNUOVO DON BOSCO

PROVINCIA

  • ASTI

COME RAGGIUNGERLO:

Leggi tutto: La piccola LourdesQuesta settimana ho deciso di dedicarmi alla religiosità portandovi alla riscoperta di una splendida riproduzione della grotta di Massabielle. Molti la chiamano la PICCOLA LOURDES in provincia di Torino, nella Val Sangone.

La storia narra che un giovane prete, Don Giuseppe Viotti, dopo essersi gravemente malato di tubercolosi fece un viaggio a Lourdes, sebbene sconsigliato dai medici, e il 31 agosto 1947 fu miracolato ottenendo un' immediata guarigione. Riprese la sua attività sacerdotale, e per riconoscenza decise di costruire un luogo sacro ad immagine e somiglianza del Santuario di Lourdes.

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Nel 1950 si posa la statua dell’Immacolata su un piloncino, nel punto dove ora sorge la grotta ed iniziano i lavori che termineranno nel 1991 con l’apertura di una casa di spiritualità.

Nel parco sono stati costruiti anche una “Casa di Esercizi Spirituali” e tre case adibite a “casa-famiglia” dove sono ospitati bambini di necessità diverse, curati dalle “Religiose mamme Missionarie” dell’Opera di Gesù Maestro.

Don Giuseppe Viotti muore il 2 novembre 2008 ed ora riposa nella cripta posta sopra la grotta da lui fatta costruire.

Vorrei segnalarvi una curiosità: da 23 anni i Sinti Piemontesi compiono puntualmente all’inizio dell’estate il pellegrinaggio al Santuario Mariano di Forno di Coazze. Al termine delle due giornate di preghiera si celebra la messa solenne. Dopo scendono al torrente con i figli lo attraversano e si bagnano nell’acqua.

SCHEDA:

  • COMUNE DI COAZZE FRAZ FORNO

PROVINCIA:

  • TORINO

COME RAGGIUNGERLO:

Questa settimana ci muoviamo alla riscoperta del Piemonte risalendo la Valsesia: la meta non è il solenne Sacro Monte di Varallo ma proseguiamo verso nord sino ad arrivare ad Alagna. Ma l’obiettivo di questo viaggio non è nemmeno questa meravigliosa località turistica. Ad ovest della cittadina che ha dato i natali ai fratelli d'Enrico, famosi pittori e scultori, fra i quali Antonio, conosciuto come stanzio da Varallo, maestro di portata mondiale, troviamo la VAL D'OTRO. E’ li che vogliamo scoprire un altro tesoro piemontese.

La valle è accessibile soltanto a piedi, tramite un ripido seppur facile sentiero che, in circa un'ora di cammino, conduce proprio alle frazioni di Otro. Sei frazioni dai nomi che non ti aspetteresti: Felleretsch, Follu, Tschukke, Dorf, Scarpia e Weng. A chi credesse di aver involontariamente oltrepassato il confine vale la pena ricordare che il territorio che circonda il Monte Rosa è stato interessato dall’insediamento dei Walser. Un popolo forte e determinato che nel Medioevo ha sfidato la montagna, colonizzando e rendendo vivibili località ad altitudini dove ancora nessuno aveva pensato di stabilirsi. Abilissimi nel rendere vivibili terreni così impervi, capaci di resistere alle dure condizioni di vita delle alte quote, i Walser colonizzarono anche questa parte di Piemonte partendo dalle terre di Goms, nell'Alto Vallese (da cui il nome "Walser" cioè vallesani).

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Nel XII secolo l'attività di colonizzazione si fece più intensa, anche per volontà dei signori feudali, fino a spingerli alle valli meridionali del Monte Rosa, alla Val Formazza, al Sempione, ai Grigioni, al Vorarlberg e, appunto, alla Valsesia. Tutto questo per cercare terre da coltivare, fondando nuove comunità, naturalmente di lingua tedesca, e pattuendo con i feudatari un affitto ereditario che porterà i Walser ad essere padroni assoluti della propria terra. In Val d’Otro incontriamo quindi questi piccoli villaggi, composti di poche case; siamo a circa 1700 metri di altitudine e, ovviamente, risultano abitati soltanto durante la stagione estiva. Case dalla tipica architettura Walser… pietre sottratte alla solida montagna a sostenere affascinanti abitazioni in legno con quei balconi dai quali pare di poter dominare la valle. Terra e cielo che si uniscono nelle cime che sembrano voler custodire con amore questi avamposti dalla storia fatta di duro lavoro e della continua sfida tra uomo e natura che per essere vinta deve trasformarsi in simbiosi Arrampicatevi fino a lassù… nelle terre dove si respirano storia ed aria buona.

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SCHEDA:

  • COMUNE DI ALAGNA VALSESIA

PROVINCIA

  • VERCELLI

COME RAGGIUNGERLO:

Questa settimana andiamo alla riscoperta del territorio del cuneese. Non lontano da Saluzzo troviamo l'Abbazia di Santa Maria Staffarda.

L'Abbazia di Staffarda fu fondata a partire dal 1122 su terreni paludosi donati nei primi anni del XII secolo dal marchese Manfredo I di Saluzzo ai monaci dell'Ordine Cistercense per farne un centro di bonifica della campagna circostante. In pochissimi anni è diventato un centro economico di notevole importanza per la raccolta e lo scambio di prodotti agricoli.

E' composta dalla Chiesa, da un attiguo Chiostro con Refettorio e Sala capitolare e di un edificio coerente con la sede dei Conversi; tutto intorno si trovano altre edificazioni ad uso Foresteria per i pellegrini, un Mercato coperto, e ben 8 cascine a servizio della struttura, ancora oggi funzionanti.

Del complesso vorrei segnalarvi la chiesa che ha una pianta a tre navate, con finto transetto e con absidi semicircolari rivolte ad oriente. L’Abbazia, tipicamente medievale, era difesa da mura che la cingevano e l’ingresso era salvaguardato da una torre segnata da una croce. Vi era un ponte levatoio, come negli antichi castelli. I rari dipinti presenti nell’Abbazia riportano croci templari e denotano un insistente uso dei colori legati all’alchimia (rosso e bianco).

Leggi tutto: Abbazia di Santa Maria Staffarda

La visita dell’abbazia consente di osservare elementi interessanti dell’architettura romanica della prima metà del XII secolo e gotica dei secoli XIII-XV, elementi delle trasformazioni di epoca moderna (compresi i contrafforti ad archi rampanti), edifici dell’attività agricola dal XVII secolo.

Leggi tutto: Abbazia di Santa Maria Staffarda

SCHEDA:

  • COMUNE DI REVELLO

PROVINCIA:

  • CUNEO

COME RAGGIUNGERLO:

Questa settimana sono andato alla riscoperta della zona del Biellese in particolare mi sono addentrato nel RICETTO DI CANDELO

Il termine Ricetto, dal latino "receptum" (ricovero, rifugio), indica un luogo difeso, cinto da fortificazioni. Il ricetto non è un castello di un nobile ma una struttura fortificata utilizzata come protezione in caso di guerra e di attacchi esterni, mentre venivano immagazinati i beni primari nei momenti di pace. Si presume che la nascita sia avvenuta a cavallo tra il duecento e il trecento.

Le mura seguono tutto il perimetro ad eccezione del lato sud, ora occupato dal palazzo comunale in stile neoclassico costruito nel 1819 in netto contrasto con l'architettura medievale del ricetto.

Leggi tutto: Ricetto di Candelo

A differenza di altri ricetti, quello di Candelo non risulta sia mai stato destinato a uso di stabile abitazione. Tuttavia per le sue origini economiche, storiche e collettive è stato oggetto di approfonditi studi storici ed architettonici da parte di diverse università straniere.

Leggi tutto: Ricetto di Candelo

Il Ricetto di Candelo risulta risulta essere uno dei Borghi più belli d'Italia e sicuramente una giornata dedicata alla sua visita vi permetterà di respirare un po' di atmosfera medioevale.


SCHEDA:

  • COMUNE DI CANDELO

PROVINCIA

  • BIELLA

COME RAGGIUNGERLO:

 
 
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